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Biblicamente spirituale

  • Immagine del redattore: flowprojectit
    flowprojectit
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Non dovrebbe esistere una dicotomia tra l’essere spirituali e l’essere biblici. Eppure, nel cuore della vita cristiana, questa frattura continua a riemergere come una ferita mai del tutto rimarginata.

Da una parte ci sono coloro che si definiscono “biblici”: pronti a indicarti il versetto con una mano, mentre con l’altra ti colpiscono con la durezza della lettera. Dall’altra, coloro che sono veramente “spirituali”: uomini e donne nei quali i versetti non sono armi, ma finestre; non strumenti di giudizio, ma rivelazioni della vita di Cristo che li governa dall’interno.


Il nuovo e migliore patto non è fatto di lettere su un foglio. Non è un codice, non è un insieme di prescrizioni, non è un archivio di norme. Il nuovo patto è vita, è Spirito, è Cristo in noi.

Il suo scopo non è farci conoscere più informazioni, ma farci conoscere una Persona: il Cristo vivente, la vita che è stata posta dentro di noi come dono, come eredità, come identità.

Per questo Gesù disse:


“Le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Giovanni 6:63).


Chi discute teologia ama la Bibbia che parla di Cristo; chi gode la vita ama il Cristo di cui parla la Bibbia.

Sono due realtà profondamente diverse: la prima si muove nella sfera del concetto, la seconda nella sfera dell’esperienza; la prima analizza, la seconda partecipa; la prima osserva Cristo, la seconda lo contempla e lo vive.

È la differenza tra chi legge la Scrittura e chi, leggendo, viene letto da essa.

Chi è in Cristo gode della vita impartita: questa è grazia.

Non è un risultato, non è un premio, non è un traguardo raggiunto con sforzo. È un dono che scorre, una vita che si comunica, una realtà che ci precede e ci sostiene.

Per questo l’apostolo Paolo afferma:


“Egli ci ha resi ministri idonei di un nuovo patto, non della lettera ma dello Spirito, perché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita” (2 Corinzi 3:6).


Il nuovo patto è Spirito.

E lo Spirito non si lascia rinchiudere in formule, né si lascia ridurre a dottrina. Lo Spirito è la via vivente che ci introduce nel mistero di Cristo.

Così come è necessario aprirci un varco attraverso la carne storica di Gesù, come dice Ebrei 10:20 — per contemplare il Cristo eterno, allo stesso modo è necessario imparare ad avvicinare le persone secondo criteri spirituali, non carnali; secondo discernimento, non secondo apparenza; secondo vita, non secondo giudizio.


L’apostolo Giovanni lo esprime con chiarezza:

“Ma quanto a voi, L’unzione che avete ricevuto da lui dimora in voi e non avete bisogno che alcuno V’insegni; ma, come la sua unzione V’insegna ogni cosa ed è verace e non è menzogna, dimorate in lui come essa vi ha insegnato” (1 Giovanni 2:27).


E Paolo conferma la stessa realtà quando scrive:

Il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì vi è libertà” (2 Corinzi 3:17).


Perché chiunque è in Cristo è completo in Lui.

Non gli manca nulla, non deve aggiungere nulla, non deve conquistare nulla.

La vita che gli è stata impartita è sufficiente, è piena, è perfetta.

E quando questa consapevolezza scende nel cuore, la dicotomia tra “spirituale” e “biblico” si dissolve: la Scrittura diventa Spirito, e lo Spirito illumina la Scrittura; la lettera si apre, e la vita trabocca.


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